A Torino calano le tariffe di iscrizione alla mensa della scuola primaria. Sì, ma la qualità?


Ho appena letto su Quotidiano Piemontese che per l’anno prossimo il Comune di Torino ha abbassato le tariffe di iscrizione al servizio di ristorazione scolastica.

Scappati i buoi, il Sindaco Appendino prova a chiudere il cancello riducendo gli importi dell’impopolare quota fissa di iscrizione alla mensa che passano – bontà loro – da 302 a 202 €/anno per il primo figlio iscritto (152 €/anno per altri figli). Tariffe massime per famiglie con ISEE oltre i trentaduemila euro.

La tariffa in questione altro non è che una tassa sull’accesso alla mensa. Resta invece invariato il prezzo massimo del singolo pasto, pari a € 5.32 per il primo figlio e a € 3.99 per i fratelli.

Restano soprattutto i dubbi sulla qualità del cibo servito. La maggioranza delle famiglie – compresa la mia – che hanno optato per il pranzo domestico hanno fatto questa scelta non solo per questioni economiche, ma anche e soprattutto avendo riscontrato negli anni un costante calo della qualità.

Il bando con cui il Comune ha selezionato le aziende fornitrici non lascia sperare in una prossima inversione di tendenza. Il capitolato indicava ad esempio “olio extravergine una volta ogni due mesi”, “prosciutto crudo DOP ogni otto settimane” e altre simili oscenità come requisiti di punteggio per l’accesso alla fornitura.

Caro Sindaco: ormai ci siamo organizzati per fornire ai nostri figli un pranzo di qualità che solo sui giornali viene riduttivamente definito “panino da casa”. Ok, ci stanno anche il panino o la pizzetta una volta ogni tanto, ma nella schiscetta di ogni giorno mettiamo pietanze fresche e genuine.

Nel nostro caso la tariffa di iscrizione al servizio è consistita nell’acquisto (due anni fa) di un ottimo kit per il trasporto e la conservazione del pasto caldo. Se anche l’anno prossimo lo volessimo sostituire (cosa che non faremo perché quello che abbiamo va ancora benissimo), ci troveremmo a spendere trenta, al massimo quaranta euro una tantum. Un quinto della tassa annuale di accesso alla mensa.

I nostri figli possono mangiare ogni giorno pasta, riso, minestre, carne, pesce, formaggi, frutta e verdura, parmigiano e olio ligure a volontà. Non ci mancano il sale iodato e i grissini (freschi della panetteria di fiducia), né i torcetti e gli amaretti.

Superate le difficoltà iniziali di chi aveva sempre dato fiducia al sistema comunale, l’abitudine è ormai consolidata. Si cucina un po’ di più la sera prima e la mattina ci vuole un attimo a riscaldare qualcosa e a preparare qualcos’altro di fresco.

Non rinunceremo senz’altro a queste buone abitudini, soltanto per la gentile concessione del Comune di farci pagare un po’ di meno la tassa che l’amministrazione Fassino ha introdotto nel 2014 e che non dovrebbe proprio esistere.

Se dovessimo un giorno decidere di tornare a usufruire della ristorazione comunale, lo faremmo solo dopo aver constatato per almeno un anno un radicale e costante miglioramento della qualità del cibo somministrato ai ragazzi in mensa.


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